Maria Luisa Bressani: "Lettere d’amore e di guerra"

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Maria Luisa Bressani ha raccolto la corrispondenza affettiva delle lettere scambiate tra il padre Edi e la madre Ida. E’ una raccolta che va dal febbraio 1934, da giovani fidanzati appena conosciuti, al novembre del 45 fine della seconda guerra mondiale che il padre ha vissuto da combattente e prigioniero.
Che cosa capiamo. Già durante la guerra venne meno l’adesione al regime, venne meno quell’adesione che indubbiamente vi fu da parte di molti. Penso all’offerta volontaria dell’oro per la Patria. Mia madre, che è stata quanto più di più distante si possa immaginare alla politica, aderì regalando la sua fede nuziale, spontaneamente, senza alcuna costrizione.

Nel leggere il libro mi sono venute in mente, a proposito dell’adesione popolare, alcune scene del film di Scola Una giornata particolare. Poi ci si accorse di venti anni d’oscuro travaglio, cinque anni di guerre terrificanti, milioni di vite perdute e dispere. La Patria distrutta, nelle sue città, nelle sue strade, nei suoi uffici e soprattutto nella sua anima. Quello che un grande giurista commemorato in questi giorni, primo rettore dell’Università di Trieste nel dopoguerra, definì la morte della Patria. Salvatore Satta ci parla di una zona grigia: Fu una minoranza chi partecipò alla resistenza e ancora meno chi partecipò a Salò, La maggior parte occupò proprio la zona grigia.
Nel libro sono descritti gli anni della guerra, le sofferenze, la vita drammatica e convulsa negli anni difficili di quel periodo. Pagine amare, appassionate, intrise di un senso di morte e di dolore.
Nel libro vi sono descritti gli anni prima della guerra. Non vi sono tanto i lati truci e grotteschi, spesso risibili del fascismo.Vi è piuttosto la descrizione del comportamento dell’uomo tradizionale, lo dico tra virgolette, che per difendere i propri piccoli privilegi assume atteggiamenti conformistici. L’uomo tradizionale che ciascuno di noi reca in se nel periodo di storia che ci tocca vivere. Se qualcuno di noi lasciasse un diario o scrivesse lettere, invece di telefonare, se qualcuno di noi scrivesse lettere come hanno fatto i genitori di Maria Luisa, i nostri figli potrebbero giudicare la gran parte di noi proprio come uomini tradizionali nei nostri compromessi.

Ma nel libro vi è anche la storia d’amore che nasce tra i due protagonisti e si realizza in una situazione di concretezza affettiva e di bisogni, di sostegno, di rapporti umani intensi.
Dalle lettere viene fuori un mondo con principi etici severi e austeri. Vi è il nonno, papà di Edi che si vanta di aver fatto il viaggio in treno Trieste- Sicilia, prendendo un solo caffè. Vi ruota un sistema di personaggi e di presenze che compongono il panorama complesso di un territorio legato a rituali e tradizioni decennali, il piccolo paese di Bobbio, che nello stesso tempo è anche costretto dalla storia a trasformarsi sotto l’incalzare di eventi storici, politici, sociali.
E’ la storia di un mondo fotografato nei suoi vari aspetti: nei suoi rapporti con lo Stato, con la politica, con la religione, con il progresso che arriva nelle piccole cose di ogni giorno. E’ anche fotografato, questo mondo, nei suoi rapporti con la grande città, Trieste, da parte della madre Ida o con il paesino provinciale, Bobbio, da parte del triestino Edi.

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