Giovanni Esposito: Ricordo di Domenico Rea

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Non è questa la sede per un'analisi della sua opera letteraria, testimoniata dai suoi libri. Proverò a porre alcune riflessioni nell'intreccio del suo lavoro con la cronologia della storia del nostro Paese.
Un periodo che potremmo definire “Medioevo” che va dagli anni antecedenti la seconda guerra mondiale (1935) a quelli della chiusura della case di tolleranza (1958).
Un “Intermezzo” dalla fine degli anni cinquanta all'inizio degli anni ottanta.
Una ”Epoca contemporanea” che dall'inizio degli anni ottanta arriva all'inizio degli anni novanta coincidente, circa, con tangentopoli.
Nel primo periodo sono ambientate le sue opere più sanguigne: Spaccanapoli, Gesù fate luce, Ritratto di maggio, Quel che vide Cammeo, Una vampata di rossore e l'ultimo Ninfa plebea che vinse il premio Strega nel 2003.

Nel periodo che abbiamo definito del “medioevo”, i personaggi della plebe vivono una grande povertà materiale, ma sono di solito ricchi di valori morali. I bassi sono luoghi abitativi fatiscenti che nulla hanno da vedere con quelli descritti da Eduardo de Filippo o da Marotta che vi ambientano situazioni meno drammatiche.
La scuola è punitiva e discriminante sociale, vedasi Ritratto di maggio. Le feste religiose sono saturnali con un'esplosione d’idolatria-pagana o rivestano un carattere penitenziale e purgatoriale.

II lenzuolo, con le macchie di sangue della verginità perduta la prima notte di nozze, è esposto come stendardo il mattino successivo.
Il Natale ha il profumo intimo e familiare, con il Presepe quale microcosmo dei desideri.
Le ragazze povere passano di classe sociale prostituendosi e spesso coprono con un panno i ritratti dei figli, del magnaccia, della Madonna o del Santo protettore, perché non assistano ai loro rapporti mercenari.
Gli eventi politici sono lontani dai problemi della povera gente. L'Opera dei pupi è la forma teatrale dove la catarsi del pubblico raggiunge il suo clou contro il Saladino o il traditore di turno.
Gli abiti neri del lutto durano una vita perché portati per tre anni. Non si faceva in tempo a toglierli che già moriva un altro parente.
La trottola di legno è il sogno d’ogni bambino.
Un “medioevo” di un passato italiano che si vorrebbe nascondere e censurare. Una porta su una realtà che Rea spalanca e ci fa vedere in tutta la sua crudezza.

Un passato di miseria economica che a noi sembra lontano anni luce. Lo scrittore, invece, ci ricorda e ci richiama ad un presente estremamente più degradante ed abbietto, tuttora presente per i due terzi dell'umanità.
Il periodo dell'Interregno, "i favolosi anni sessanta" quelli del BOOM sono fotografati dallo scrittore in Il Fondaco nudo. Sono quelli dei primi esodi di massa, stretti come sardine in utilitarie alla ricerca di una trattoria in campagne abbandonate. Le hanno lasciate i contadini dell'emigrazione, alla ricerca del posto nelle fabbriche del Nord, della Svizzera, della Germania.
I carri funebri, caracollanti al traino di cavalli neri, scompaiono perché bloccano il traffico e gli infastiditi automobilisti che hanno fretta.
Il nonno, che da sempre occupava il posto a capotavola, è accantonato: quando va bene lo si
colloca nella stanza più piccola, quasi un ripostiglio. Più spesso, con il soggiorno a rotazione presso i
figli, in case senza memorie di cui sono piene le mente dei vecchi. Avviene la "rateizzazione" dell’individuo.

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