Salotto d'inverno 2006 - Francesco Lazzari , Memoria e volti dell'emigrazione italiana
Mercoledì 8 marzo 2006, ore 18.00 - Casa della Musica
Francesco Lazzari
Memoria e volti dell'emigrazione
italiana.
In apertura proiezione di
un documentario concesso
dall'Associazione Giuliani nel Mondo.
Organizzazione e coordinamento:
Maura Sacher
L’emigrazione italiana ha radici lontane nel tempo, ben prima dell’Unità d’Italia.
Il primo censimento degli Italiani all’estero risale al 1871 e annualmente venivano pubblicati i dati relativi agli emigranti classificati per sesso, età, professione esercitata in patria, se partivano da soli o con la famiglia, secondo i porti di imbarco e i paesi di destinazione. Tra i due censimenti 1901-1911 sono risultati ben 6 milioni gli espatriati, 1/6 del totale della popolazione. Il 50% era dato dalle genti del Sud Italia in particolare Calabria, Campania, Sicilia, Abruzzo. Dalle regioni del Nord furono soprattutto il Veneto e le campagne del Friuli a presentare i movimenti più consistenti; gli anni del dopoguerra segnarono il destino di migliaia di giuliani, istriani, dalmati. La percentuale delle donne è stata sempre non poco significativa: intorno al 40% rispetto a quella maschile e ancora oggi si attesta su questo livello.
La conversazione di Lazzari, professore di sociologia e coordinatore del Corso di laurea in scienze del servizio sociale dell’Università di Trieste, ha messo in rilievo soprattutto l’aspetto socio-culturale del fenomeno, caratterizzato da percorsi individuali e collettivi spesso emotivamente conflittuali e necessariamente aperti ad esiti diversi. Nella ripresa degli espatri del decennio 1946-1955, i grandi quotidiani nazionali e i cinegiornali, divulgando le immagini delle massicce partenze dai porti di Napoli, Genova, Trieste, rendevano tangibili a tutti i sentimenti che accompagnavano questi migranti.
Tante piccole grandi storie di uomini, donne, adolescenti e anziani, sono entrate nelle vicende di ogni paese che li ospita e si sono intrecciate con le piccole grandi storie degli autoctoni e di altri immigrati. E anche la comunità italiana, negli Stati Uniti come in Sudafrica, in America Latina come in Australia, lungo tre/quattro generazioni, ha potuto esprimere personalità di rilievo in tutti i settori: dalla cultura allo sport, dalla politica alla finanza, dal commercio all’industria, dall’arte alla musica, alla scienza, ecc., salvaguardando sempre la loro identità italiana.
Francesco Lazzari, professore di sociologia e coordinatore del Corso di laurea in scienze del servizio sociale dell’Università di Trieste.
Oggi che l’Italia è diventata anche un paese di immigrazione, non possiamo dimenticare quanti connazionali hanno intrapreso un medesimo percorso verso mete lontane dalla propria patria.