Salotto d'inverno 2005 - E. Fiore, N. Neri, R. Morpurgo, Conferenza-spettacolo La Sceneggiata e il Teatro popolare
Trieste 29 aprile 2005 - Sala Bartoli del Politeama Rossetti
In collaborazione col Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia

Enrico Fiore
La sceneggiata e il teatro popolare
Performance dell'attore
Nando Neri
Accompagnato al piano dal maestro
Riccardo Morpurgo
Con la sua verve e l'inconfondibile e roco accento partenopeo, Fiore ha spiegato l'origine plebea della sceneggiata (serviva, agli inizi del Novecento, ad evadere la nuova tassa sui varietà). Ma ha anche situato storicamente il genere. E' passato cosi davanti al pubblico un tratto di vita napoletana che dal proletariato urbano dei Pulcinella conduce, in una città ormai borghese, all'affermazione di figure come Felice Scioscammocca, l'eroe delle commedie di Scarpetta, il papa di Eduardo, fino ai personaggi della sceneggiata, figure di un mondo spesso malavitoso, scenario di vendette a delitti d'onore, ristrettezze economiche e emigrazione.
Grazie all'azione congiunta del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e degli Amici del Caffè Gambrinus, si è svolta a Trieste, alla Sala Bartoli del Politeama Rossetti, una conferenza-spettacolo sul teatro popolare in genere e sulla sceneggiata in particolare .
E’ stato il regista Antonio Calenda, direttore del Taeatro Stabile, ad introdurre l’incontro. Calenda, nel febbraio del 2004, presentò al Trianon di Napoli l'allestimento intitolato per l'appunto 'Na sceneggiata, ispirato alla vicenda della celeberrima Compagnia Cafiero-Fumo.
E’ stato poi Enrico Fiore, critico teatrale del Il Mattino di Napoli, con la sua lunga attività di critico riportata, tra l’altro, nel suo libro Mar del Teatro, uno sguardo mediterraneo su vent’anni di spettacoli, a raccontare al pubblico della Sala Bartoli tutto il bene e il male di questo popolarissimo genere teatrale, cantato e recitato, trasformato in oggetto di culto e mitologia. Dopo la scomparsa dei suoi grandi interpreti l'eredita è stata rilevata dai pochi rimasti fra i cantanti specializzati in brani dalle tinte forti. Un nome per tutti: Mario Merola.
Il ruolo più noto resta infatti quello del 'o Malamente, l'antagonista “cattivo” che figura sempre accanto a Isso, e a Essa nella distribuzione dei personaggi. Fiore ha fatto un'analisi storica dal periodo, dai Borbone fino all’inizio del novecento. Premesso che non voleva essere una difesa del Regno delle Due Sicilie, con obbiettività storica, ha analizzato la conquista piemontese che attuò una tipica annessione di un territorio. Vi fu, ha detto, un’imposizione di un nuovo modello culturale, un modello francese, che cancellò quello autoctono. Il teatro popolare viene condannato a morte e s’insedia la pochade, che tradotta da Eduardo Scarpetta, strizzava l'occhio alla borghesia nascente ed escludeva, sul piano culturale, il proletariato. La stessa canzone napoletana classica, nata nei salotti, aveva caratura borghese.
Fiore è passato con esemplificazioni all’analisi del testo di alcune canzoni classiche della sceneggiata Lacrima napoletana e Guapparia
Fiore ha citato una serie di episodi per meglio rendere l’interazione che si creava tra pubblico in sala e attori sul palcoscenico.
E’ Stata poi la volta dell’ottantenne attore-cantante Nando Neri, uno dei più famosi “cattivi” della sceneggiata, ma ha recitato anche con Roberto De Simone e nella rivisitazione napoletana della Tempesta di Shakespeare, diretta da Davide Iodice.
Accompagnato al piano dal maestro Riccardo Morpurgo ha proposto alcune delle canzoni di sceneggiate classiche come la grande e struggente aria di O zappatore e la lettera scritta col cuore in mano dal protagonista emigrato di Lacreme napulitane. Il Piccolo del 3 maggio
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