Salotto d'inverno 2005 - U. Bosazzi, G. Esposito, Pablo Gabriel Furioso, E. Contizanetti, Ricordo di Massimo Troisi

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Giovedì 24 febbraio 2005, ore 17.30 - Casa della Musica in Via dei Capitelli, 3 - Trieste

Massimo Troisi a dieci anni dalla scomparsa

Introduzione di Umberto BosazziClicca sopra la foto per il filmato

Pablo Gabriel Furioso
ha letto alcune liriche di Pablo Neruda

Eduardo Contizanetti
commento musicale

Giovanni  Esposito
Commento rassegna stampa coeva sulla morte di Troisi con diapositive

Cinquant’anni fa, Domenico Rea scrisse un saggio intitolato Le due Napoli: nella prima vi era la Napoli dolce e nostalgica di Di Giacomo; nella seconda la Napoli brulicante e drammatica di Matilde Serao. In questi giorni di cronaca camorristica, Troisi ci ricorda una Napoli disarmata, meno cartolina della prima e più disperata della seconda. Uscita dall’estasi di se stessa, ha smesso di lamentarsi per le proprie ferite, che ritiene inguaribili. Troisi rappresenta il rovescio fisico e morale della voce dei camorristi, è lo specchio di una remissività che non riesce a ribellarsi.

In un decennio arrogante come gli anni ottanta, la sua comicità è sempre stata delicata e gentile, più sensibile alla malinconia della vita che alla risata grossa. In un’Italia che celebrava il culto dei vincenti, metteva in scena i dubbi e l’insicurezza. Descriveva una gioventù messa in crisi dal protagonismo delle donne. Era il maschio perplesso e perdente del cinema italiano contemporaneo, l’impronta del disagio generazionale nei confronti dell’altro sesso.
Non più il vecchio comico napoletano, ambientato in un’atmosfera serena e ingenua, ma un tipo di comico moderno, nevrotico, tormentato al di là dell’apparente ironia e allegria.

In Ricomincio da tre Troisi, ci racconta di partenze dal Sud non più cariche di nostalgie e valige di cartone, ma affrontate con zaini, autostop e desiderio di avventura. Ne Il postino, tratto dal romanzo Il postino di Neruda, scopre l’amore e la poesia, impara ad esprimersi per metafore e conquista finalmente la sua Beatrice.

Nasce nel 1953. Fonda con Enzo De Caro e Lello Arena La Smorfia: una satira di costume fatta di gesti spezzati, pause e giochi di parole. Uno slogan in particolare entrò nel lessico dettato dalla nuova comicità della Smorfia: “Attenzione, attenzione, annunciazione, annunciazione”.
Troisi è morto, viva Troisi, era il titolo scelto per una sua surreale sit-com dove immaginava che, dopo la sua morte, gli amici comici venissero a commemorarlo. Un addio con effetti esilaranti. Quando Carlo Verdone osservò che l’idea gli pareva un po’ macabra, lui rispose: “Io sono napoletano, queste cose allungano la vita”.
Fu operato al cuore da piccolo e questo accentuò la sua proverbiale pigrizia.
Si è spento il 4 giugno 1994. Nella sua città d’origine una enorme folla lo salutò commossa. Vedeva in lui chi era riuscito a risarcire migliaia di vite consumate nell’ombra di una periferia violenta e inospitale. Ha lasciato un enorme rimpianto.

Locandina
Rassegna stampa
Trascrizione convegno
Filmato