Salotto d'inverno 2002 - Pietro Spirito, Romanzo storico e reportage narrativo

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Venerdì 22 marzo 2002, presso l’Harry’s bar dell’Hotel Duchi D’Aosta

Per il ciclo Salotto d’inverno
incontro con lo scrittore        

Pietro Spirito

Romanzo storico e reportage narrativo

Introduzione di Valerio Fiandra


“II destino è la politica”, aveva detto Bona- parte, ossia la storia delle nazioni è determi- nante per quella degli individui. Riflessione che, con un salto di pensiero, ha fatto la grandezza di nomi quali Scott, Manzoni, Stendhal, Balzac, Zola, insomma di chi ha proposto in letteratura un nuovo protagonista: la Storia. Romanzo e storia, reportage e narrativa. Questa la conferenza dibattito organizzata dagli Amici del Caffè Gambrinus ai Duchi d'Aosta


Ne ha parlato Pietro Spirito, giornalista, critico, ma soprattutto, come ha ricordato Fiandra, apprezzato autore. Da «Vita e sorte di Pierre Dumont» (Sellerio) a «Le indemoniate di Verzegnis» (Guanda) passando attraverso le «Cronache di una città vuota» (Theoria) e il «Baron Gautsch» (Lint).

Spirito ha guadagnato lettori e critica, indagando proprio laddove la narrativa si fa storia (e viceversa). Non basta lavorare «su due tavoli, quello del giornalismo e quello della narrativa», come ha affermato l'autore. Di più convince l'impulso ad un'inquietante ricerca che vuole giungere a nuove forme d'espressione. C'è chi lo fa rivolgendosi a un telematico linguaggio futuro, chi invece, e oggi pare la nuova tendenza, interroga il passato: «Per la sua portata metaforica - sottolinea Spirito - e per la possibilità di trovare un linguaggio che rappresenti quella storia». Per «Le indemoniate» sono stati usati ben dodici dizionari (dal 1700 in poi), ma non si tratta di un eccesso di forma: «La difficoltà - continua l'autore - è ideare una lingua evocativa, capace di calare il lettore in quella precisa epoca».

Incalzato da Valerio Fiandra, lo scrittore ha confessato la sua preferenza per ciò che può essere «reinventato», l'ambiguo rapporto tra cronaca e storia, realtà e finzione. D'altra parte in tutti i generi romanzeschi, psicologici o sentimentali e in molte altre possibili categorie, continuano a circolare gli schemi del romanzo storico, dove personaggi immaginari si muovono fra eventi realmente accaduti oppure personaggi storici vengono interpretati nella loro verità romanzesca (basti pensare al Ponzio Pilato di Bulgakov ne «II maestro e Margherita»). Ma se per un momento si sospendono le questioni di «metodo» e si dimenticano le questioni di stile, rimane un obiettivo indispensabile perché la storia si faccia scrittura: un'identità che si cerca nella parola e che nella parola vuole recuperare un possibile ordine della realtà.

Pietro Spirito. Scrittore, giornalista al quotidiano Il Piccolo, collabora con alcune riviste e periodici tra cui L’Indice e Quaderni giuliani di storia.

E’ autore di saggi storiografici tra cui Trieste a stelle e strisce – Vita quotidiana ai tempi del Governo militare alleato, (Mgs Press 1994).

Ha curato diverse antologie:

Cause celebri ed interessanti, (Sellerio 1991);
Trieste – Paesaggi della nuova narrativa, (Lint 1997);
Trieste è un manicomio, (Lint 1998).

Tra le opere di narrativa si segnalano:

La grande valanga di Bergemoletto, (Vivalda 1995);

Vita e sorte di Pierre Dumont, socio di Dio, (Sellerio) 1997;
Cronache della città vuota, (Theoria 1998);
L’ultimo viaggio del “Baron Gautsch” (Lint 1999), finalista Premio Onofri;
Le indemoniate di Verzegnis, (Guanda 2000), finalista Premio Chianti.

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