Armando Rinaldi: Re per un giorno 2012

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Venerdì 23 novembre 2012, ore 17.30 - Centro Servizi di Volontariato, Galleria Fenice n. 2 - Trieste  
 
 V edizione Re per un giorno 
Armando Rinaldi
 giornalista enogastronomo
Il goloso e il mondo dei ristretti  
 
 
 
Organizzazione e coordinamento: Giovanni Esposito
presidente Associazione Culturale Amici del Caffé Gambrinus
 
 
L'incontro sarà preceduto dalla proiezione di un filmato.  
 
Vi sono storie quotidiane ed eccezionale. Storie che, in un'ottica più ampia, raccontano qualcosa di quest’epoca e di questo paese. 
 
La storia del personaggio nominato quest'anno Re per un giorno dall'Associazione Culturale Amici del Caffè Gambrinus racconta una vita vera e semplice. 
Armando Rinaldi, con barba e fisico possente, è uno dei gourmet più accreditati di Trieste. I reportage Lo zibaldone goloso di Daniela Ferletta, trasmessi dalle televisioni locali, lo hanno visto protagonista. Ci ha fatto scoprire ristoranti e trattorie, piatti semplici e raffinati. Molti conoscono Rinaldi solo per questo.
Questa storia invece ci svela un aspetto inedito, contrastante col ritratto godereccio che molti hanno di lui. Non si parla di sughi, brodi o caffè ristretti, ma di "ristretti" in Carcere. Armando da vent'anni fa il volontario nel carcere del Coroneo. Si prende cura dei carcerati, senza pregiudizi. Piccoli delinquenti, drogati, pedofili o assassini: Armando non giudica. Al carcerato servono molte cose, ma un sorriso e l'ascolto sono necessari più dell’aria. 
 
Vi sono episodi che restano impressi nella memoria. Rinaldi ricorda un detenuto grande e grosso, un duro che sapeva farsi rispettare, con una metà del volto che pareva una braciola sanguinolenta (non bisogna dimenticare che Armando è un gastronomo). Gli spiegò che un compagno di cella, per vendicarsi, gli aveva versato dell'olio bollente sul viso, mentre dormiva. 
Osserva nei detenuti l'attaccamento alla vita, a volte la positività della vita. Fare del bene lo insegnano fin da piccolo. Lo insegnano a scuola, a casa quando dicono di fare il bravo, al catechismo con il Padre nostro che si sintetizza in "Ama il prossimo tuo come te stesso". Nella nostra cultura, in generale, c’è l'ammaestramento ad essere buoni, ma quelli che emergono non sempre lo sono. 
C’è più educazione a tenere buone le persone che a farle diventare buone. Fare del bene spesso è faticoso. Bisogna impegnare del tempo, delle energie. Fare del bene è una specie di seme implicito che viene piantato in ognuno di noi, sperando che germogli per far diventare il mondo un luogo migliore. Solo che andando in giro lo si incontra il mondo. Si capisce, così, che fare del bene non è facile, che non solo è complicato, ma che spesso è meglio fare il contrario. 
 
Non è così per Armando che testimonia il suo impegno senza aspettative. A volte fare del bene ricorda un sacco di delusioni che ci spingono a farci furbi. Però, in fondo, siamo quasi tutti convinti che essere buono sia meglio che essere una carogna. Lo pensa anche chi non crede in una giustizia superiore che premierà i buoni. Lo pensa anche chi non crede al Giudizio Universale dove a un Giudice bisogna rispondere del bene fatto e di quello non fatto. 
Rinaldi ha in testa un episodio nitido che non dimentica: un detenuto gli chiese cosa avesse mai  commesso di tanto terribile da espiare così duramente entrando volontariamente in carcere.  Kant nel definire il male radicale non pensa alla guerra, alle devastazioni, dice che il male radicale è: "Quando non siamo del tutto infelici delle sofferenze che succedono agli altri". 
 
 
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