Salotto d'inverno 2000 - Erri De Luca, La macchina del ricordo
Giovedì 13 aprile 2000, ore 18.00 - Auditorium del Museo Revoltella

Introduzione di Valerio Fiandra
C'è una figura nella Pasqua ebraica di un bambino che non sa domandare. E quello sono stato io, non ho mai saputo chiedere. Ho saputo solo ascoltare. E ho avuto la fortuna di stare in una famiglia dove l'ascolto era garantito, una famiglia molto chiacchierona. Mio padre era un onnivoro di libri; Ed era una persona che faceva molte domande. E ho imparato attraverso di lui che le domande sono l'ultima forma della cordialità, l'ultima forma della cortesia e della gentilezza: quello di essere curiosi di un altro, di uno sconosciuto, di uno che in quel momento si affaccia, si incontra per strada o a una tavolata. Questo rendeva la persona interrogata importante. In mio padre c'era una curiosità umana inestinguibile. E questa è un'altra cosa che io non possiedo. Per buona sorte ho ascoltato le storie che c'erano in casa.
Raccontavano storie a noi bambini, a me e a mia sorella racconta- vano tante storie. Magari sempre le stesse, però avevano voglia di farlo. Le storie erano quelle dei bombardamenti, certo Napoli ne ha incassati più di cento e sono tanti in una gioventù, più di tutti gli allarmi falsi e rientrati, storie di guerra, storie di terremoti. Ogni ge- nerazione napoletana ha avuto i suoi terremoti e dunque li ha potuti trasmettere agli altri, ha potuto avvertire la generazione successiva attraverso il racconto serio, ma anche attraverso il racconto comico, perché il comico è un elemento dell'attecchimento della storia, la storia attecchisce anche quando è tragica se però ha una noce di comico, di divertente, di allegro, comunque di contrasto al duro e al drammatico.
Una smentita insomma, uno sgambetto al duro e al drammatico, perché ci deve essere sempre anche nelle storie più tragiche. L'umorismo ebraico è da questo punto di vista fin troppo abbon- dante di comico in mezzo ai guai. I napoletani si sono difesi ab- bastanza con il comico.