Salotto d'inverno 1997 - Nicola Fredella, "Viaggio in Dalmazia" di Herman Bahr
Domenica 26 gennaio 1997 - Hotel Duchi D’Aosta - Piazza Unità d’Italia

incontro con
Nicola Fredella
Viaggio in Dalmazia di Herman Bahr
Hermann Bahr nasce nel 1863 a Linz, un’importante città industriale dell’ Austria Superiore, sulla riva destra del Danubio, 150 Km a Ovest di Vienna, e, se volete, importante per noi italiani, perché vi è sepolto Raimondo Montecuccoli: modenese, grande condottiero e scrittore di cose militari.
Cominciò presto a viaggiare e fu, in Francia, amico di Stendhal, Zola e Bourget. Fu autore di teatro, storico e acuto critico d’arte difendendo instancabilmente le tendenze dell’impressionismo e, più tardi, fu uno dei primi che comprese il significato universale del movimento espressionista. Fu insomma, un protagonista della scena culturale europea e viennese in particolare. A Vienna lanciò la Duse e Anna Mildenburg, la soprano moglie di Mahler. Infine si occupò anche di cinema collaborando con il regista Max Reinhardt.
Morì nel 1934, qualche anno dopo la sua conversione al cattolicesimo (1917).
Probabilmente, non avrei mai conosciuto Hermann Bahr se non mi avessero attratto, dalla vetrina di una libreria, l’immagine di una vecchia barca (forse un trabaccolo) e il titolo di questo libro “Viaggio in Dalmazia”.
Devo aggiungere che ulteriore interesse mi derivava da un’altra indicazione sul frontespizio del volume : Prefazione di Pedrag Matvejevic. Di questo scrittore e letterato croato avevo già letto molto della vasta sua produzione, dal “Breviario Mediterraneo”, presentato a suo tempo da Claudio Magris, fino alle ultime pubblicazioni sulla recente guerra nei Balcani: Cattedratico alla Sorbona e alla Sapienza.
Cos’è allora il “Viaggio in Dalmazia”?
Apparentemente sono appunti di viaggio che si prestano alle letture più diverse : traspare in ogni rigo la passione di Bahr per il “mare azzurro” e un “cielo blu”, per la spontanea semplicità dei personaggi che incontra e descrive, per l’antica forza che ancora trasmettono i ruderi di passate civiltà. Quindi, un viaggio sentimentale in una terra che Bahr sente propria, cioè austriaca e per la quale l’Austria non fa niente.
E questa è la seconda chiave di lettura di questo libro, quella politica. Bahr aveva sempre rifiutato di occuparsi di politica a tempo pieno, ma lo fa in questa occasione evidentemente spinto dallo stato di abbandono di queste terre : interessanti a questo riguardo le sue riflessioni sul concetto di patria e sul patriottismo e gli spunti critici verso il governo centrale, verso Vienna cui si abbandona con frequenza.