Salotto d'inverno 1997 - R.Riccio, La rivoluzione napoletana del 1799
Venerdì 14 novembre 1997 - Savoia Excelsior Palace

incontro con
Riccardo Riccio La rivoluzione napoletana del 1799
Il riformismo illuminato dei Borbone, nel regno di Napoli, dopo circa un cinquantennio di collaborazione tra illuministi ( Galiani, Genovesi, Filangieri ) e la corte, allo scoppio della Rivoluzione Francese, poteva considerarsi terminato.
Era subentrata una crisi finanziaria di vasta entità, accompagnata da una profonda depressione dell’agricoltura, dell’industria e del com- mercio.
Sul piano della politica estera si era verificato un graduale riavvici- namento alle posizioni inglesi e austriache, favorito dal capo del governo, l’irlandese Lord John Acton, con il quale il Re Ferdinando IV, aveva sostituito il liberale Tanucci, e dalla regina Maria Carolina d’Asburgo, sorella di Maria Antonietta e figlia dell’imperatrice Maria Teresa.
All’interno si era ritornati ad un regime poliziesco e repressivo, alla cui attuazione provvedeva un nobile, giovane e ambizioso, il marchese Luigi de’ Medici, reggente della Gran Corte della Vicaria.
Gli avvenimenti di Francia gettano nel terrore la corte di Napoli, che accentua la sua azione repressiva e persecutoria, comminando le prime pene capitali: per un tentativo di congiura nel 1794 vengono processate oltre 100 persone con condanne all’ergastolo e ai lavori forzati e 3 giovani, Emanuele De Deo, Vincenzo Galiani e Vincenzo Vitaliano, vengono giustiziati.
Era subentrata una crisi finanziaria di vasta entità, accompagnata da una profonda depressione dell’agricoltura, dell’industria e del com- mercio.
Sul piano della politica estera si era verificato un graduale riavvici- namento alle posizioni inglesi e austriache, favorito dal capo del governo, l’irlandese Lord John Acton, con il quale il Re Ferdinando IV, aveva sostituito il liberale Tanucci, e dalla regina Maria Carolina d’Asburgo, sorella di Maria Antonietta e figlia dell’imperatrice Maria Teresa.
All’interno si era ritornati ad un regime poliziesco e repressivo, alla cui attuazione provvedeva un nobile, giovane e ambizioso, il marchese Luigi de’ Medici, reggente della Gran Corte della Vicaria.
Gli avvenimenti di Francia gettano nel terrore la corte di Napoli, che accentua la sua azione repressiva e persecutoria, comminando le prime pene capitali: per un tentativo di congiura nel 1794 vengono processate oltre 100 persone con condanne all’ergastolo e ai lavori forzati e 3 giovani, Emanuele De Deo, Vincenzo Galiani e Vincenzo Vitaliano, vengono giustiziati.
Essi possono considerarsi i primi tre martiri della libertà napoletana.