News: Mostra "Da scugnizzi a marinai, storia di un esperimento educativo"

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Dal 4 Giugno al 6 Settembre 2010 - Biblioteca Statale di Trieste in Largo Papa Giovanni XXIII, 6 

L'Associazione Culturale Amici del Caffè Gambrinus, ospita la mostra

Da scugnizzi a marinai, storia di un esperimento educativo
L’esperienza della Nave ‐ Asilo Caracciolo (1913-1928) 

(Lunedì ‐ Mercoledì 8.30 18.30 - Giovedì ‐ Sabato 8.30 13.30)

Gruppo di ragazzi con Giulia Civita Franceschi

Il metodo pedagogico di Giulia Civita Franceschi, direttrice della nave-asilo, sottrasse alla strada oltre 750 scugnizzi, restituendoli a una vita sana e dignitosa. La rievocazione di questa straordinaria esperienza è alla base della mostra “Da scugnizzi a marinaretti. L’esperienza della Nave-Asilo Caracciolo”, a cura di Antonio Mussari e Maria Antonietta Selvaggio. 
 
L’esperienza della nave Caracciolo fu una delle più famose perché ottenne i risultati migliori, grazie alle cure di una donna, Giulia Civita. «Nelle altri navi scuola guidate da uomini – dice il curatore Mussari – si recuperava lo spirito marinaro, qui invece si cercava di recuperare l’uomo, molti di quei ragazzini abbandonati si è riusciti a riportarli alla vita civile e per anni hanno inviato lettere e cartoline alla direttrice per ringraziarla del suo operato».
Tra i documenti in mostra ci sono quelle lettere autografe e più di cento fotografie, testimonianze da cui si apprende anche l’attività della scuola. I ragazzi dai tre fino ai dodici anni imparavano a fare i marinai, studiavano la meccanica, la geografia, la falegnameria, la biologia, facevano scuola di pesca a Capo Miseno. 
 
La direttrice, Giulia Civita Franceschi, salì a bordo della nave dal 1913 al 1928, quando questo istituto educativo fu inserito nell’Opera Nazionale Balilla, interrompendone così la funzione.
Tra le conseguenze di questa decisione vi fu anche la mancata realizzazione di un progetto maturato da tempo nella mente di Franceschi: l’estensione alle bambine e alle ragazze abbandonate, le scugnizze, dell’opera di accoglienza e recupero rivolta fino ad allora esclusivamente ai loro coetanei maschi. Con la nascita della Scuola per Pescatori e Marinaretti nel 1921, infatti, era stato previsto un edificio per bambine, ma l’iniziativa ebbe un esito fallimentare.
Negli anni del secondo dopoguerra si ritorna a parlare della signora Civita. «Sono due donne, la giornalista Lieta Nicodemi e la vicepresidente del Caf (Centro Attività Femminile), Olga Arcuno – continua Mussari – a riportarla sulla scena non solo allo scopo di celebrarne i meriti per l’opera compiuta. In realtà, esse si proponevano di ottenere per l’infanzia derelitta di Napoli, all’indomani del secondo conflitto mondiale, una nuova stagione sul modello dell’esperimento educativo della “Caracciolo”. A questo appello Giulia Civita, nonostante i torti subìti e le amarezze sofferte, rispose con grande senso di responsabilità, fornendo, ad esempio, una convinta e appassionata esposizione del suo metodo, illustrandone i risultati. Ma la cosa non decollò e la sua esperienza dei primi del Novecento rimase unica». 
 
All'inaugurazione, con l'adesione dell'Istituto Nautico di Trieste, si affronteranno i seguenti temi: 
 
Raffaele Marchione, Dirigente dell’I.S.I.S Nautico Trieste: Quale futuro per l’istruzione nautica?
Giulio Mellinato, Università di Milano: Bicocca: L'ambiente marittimo triestino tra Austria e Italia
Raffaella Salvemini
, CNR Issm Napoli: L’istruzione nautica negli Stati pre-unitari
Antonia Maria Casiello
, Museo del Mare di Napoli : La nave Asilo Caracciolo 
 
Locandina
Rassegna stampa e panoramica mostra
Relazioni convegno inaugurale
Foto convegno apertura mostra
Filmato